Anatomia Funzionale 1/3


Kapandji A.I.
 Anatomia Funzionale 1/3


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Kapandji A.I.


Anatomia Funzionale 1/3

2011, VI edizione, Tipo di copertina: Brossura, Pagine: 818 (3 Volumi), Iconografia: Figure a col
Casa Editrice: Monduzzi Editore
ISBN: 978-88-6521-038-3

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Premessa
Hai unificato genti diverse in una sola patria, / dalla tua conquista ha tratto
vantaggio chi non aveva leggi: / e offrendo ai vinti la comunione nel tuo diritto / hai
reso il mondo diviso un’unica Città1: così si esprimeva Rutilio Namaziano, in
avvio del poemetto De reditu suo, nel secondo decennio del V secolo,
quando Roma aveva già da alcuni anni subito l’umiliazione di vedere la
città violata dai Visigoti del re Alarico (410 d.C.), otto secoli esatti dopo
l’ultima profanazione del suo sacro suolo ad opera dei Galli di Brenno
(390 a.C.); intellettuale e uomo politico di primo piano dell’aristocrazia
senatoria del tempo, già prefetto dell’Urbe (414 d.C.), massima autorità
cioè di quella che rimaneva la capitale morale dell’Impero, Rutilio, dopo
aver vissuto in prima persona il sacco e il dramma delle devastazioni
visigote, tra 415 e il 417 d.C., partì da Roma per recarsi in Gallia al fine
di controllare le condizioni dei latifondi che possedeva nella sua provincia
di origine. Nel corso del viaggio via mare, egli ebbe modo di
constatare con grande sofferenza, costeggiando le rive tirreniche, l’entità
delle distruzioni provocate dagli invasori germanici nelle una volta
prospere città del nord del Lazio, dell’Etruria e della Liguria; tali angosciosi
spettacoli gli ispirarono considerazioni dolenti riguardo alla profonda
ferita che gli eventi avevano inferto al sistema impero e a quella
che era la culla della romanità, l’Italia, periferia fertile e felice dell’Urbe
eterna. Accanto a tali riflessioni, tuttavia, un ampio spazio nel poemetto
Rutilio volle riservare ad un vero e proprio inno alla grandezza di Roma,
ad un elogio senza pari in cui egli fece ricorso a tutti i possibili artifici
1 RUT. NAM., De reditu I, vv. 63-66: Fecisti patriam diversis gentibus unam, / profuit
iniustis te dominante capi; / dumque offers victis proprii consortia iuris, / urbem fecisti,
quod prius orbis erat (da RUTILIO NAMAZIANO, Il ritorno, a cura di A. FO, Torino
1992, pp. 6-7)
2 Premessa
della retorica per esprimere incondizionata fiducia nelle capacità di Roma
di risorgere dalla crisi e di riappropriarsi del suo immutabile ruolo/
guida sul mondo nel segno della sua incontrastabile perennità. La Città
delle città, che aveva fatto dell’Urbe l’Orbe, che aveva offerto ai vinti di
essere considerati alla pari coi vincitori, che aveva potuto creare un impero
tanto immenso quanto omogeneo e coeso, avrebbe certamente
saputo rinascere e risollevarsi anche dopo la più drammatica delle cadute.
Di là dall’esaltazione emotiva, declinata negli stilemi poetico-retorici
degli elogia Urbis, Rutilio tocca alcuni dei principi fondamentali rispetto
ai quali si è concentrata l’analisi politica sia dei contemporanei sia degli
studiosi, degli intellettuali e dei politici dei secoli successivi fino all’epoca
nostra: la valutazione cioè del successo della vicenda storica della
repubblica imperiale romana in funzione della sua capacità di unificare
e organizzare il mondo, assimilando popoli e culture diverse secondo
un modello irripetuto di soft power, a cui diedero corpo la comunanza del
diritto, della lingua e dell’autonomia cittadina nonché l’attitudine di Roma
ad offrire ai popoli conquistati, diversi per cultura, civiltà, tradizioni,
usanze, credenze e religioni, una qualità di vita e valori di riferimento
collettivi universalmente apprezzati. L’ingegnosità politica di saper creare
strumenti formidabili di consenso sostanziati dalla concretezza di
buone pratiche spiega la continuità nel tempo e la saldezza plurisecolare
del sistema di governo e di aggregazione sociale di Roma tra tarda repubblica
e principato: mentre, nell’opinione di alcuni, tale miracolo istituzionale
e sociopolitico, che avrebbe garantito così a lungo pace e benessere,
è sufficiente a far pendere in positivo il giudizio su un modello
di stato indubbiamente autoritario e antidemocratico anche se consentiva
in ambito cittadino forme di partecipazione e di rappresentatività
politica assai avanzate, altri pongono invece l’accento sull’azione imperialista
di Roma, che impedì l’autodeterminazione dei popoli conquistati, e
individuano nel meccanismo della doppia cittadinanza (romana e locale)
un espediente insufficiente per compensare i modesti spazi di libertà
e i limiti nell’espressione consentita dei diritti civili. Tali giudizi, positivi
o negativi che siano, nelle diverse epoche in cui sono stati espressi, appaiono
per lo più inficiati da presupposti fuorvianti di anacronismo
ideologico oppure risentono di un uso strumentale della storia di Roma
piegata a fini di polemica politica e filosofica contemporanea. Interpretazioni
e strumentalizzazioni a parte rimane il fatto in sé di una costante
Il modello della repubblica imperiale romana fra mondo antico e mondo moderno 3
utilizzazione della vicenda storica di Roma come pietra di paragone
irrinunciabile per valutare in ogni epoca – fino alla più stretta
contemporaneità – i meccanismi di formazione e consolidamento politico-
sociale degli imperi e le motivazioni/dinamiche di continuità e di
declino che essi attraversano.
Le pagine che seguono riprendono – con gli opportuni aggiornamenti
e ampie integrazioni – le tematiche svolte in un corso di Storia
Romana, tenuto alcuni anni fa all’Università di Torino e appunto incentrato
sul tema “Roma antica e il mondo occidentale moderno. Criteri di interpretazione
e ipotesi di continuità”. Il corso si proponeva allora di mettere a
confronto la Roma antica della repubblica imperiale e dell’impero con
la realtà del mondo moderno e contemporaneo, allo scopo di individuare,
ove questo fosse possibile, ipotesi di continuità o evidenze di
discontinuità, con una specifica attenzione rivolta sia al concetto di identità
dei popoli e a quello della possibile omogeneizzazione di popoli diversi
all’interno di sistemi politico-sociali multietnici e multiculturali come
gli imperi, sia alla riproponibilità di alcuni elementi caratterizzanti del
modello imperiale romano in contesti storici diversi e lontani. La principale
destinazione d’uso nei corsi universitari spiega anche la scelta di
un linguaggio dagli intenti didattici e divulgativi, pur ovviamente nel
rispetto del rigore storico e dell’aggiornamento scientifico, e quella di
ridurre al minimo essenziale l’apparato delle note, compensandone la
concisione con un sufficiente numero di rimandi bibliografici.



Sommario
INDICE
Premessa ................................................................................................ 1
Roma e le “identità” ............................................................................. 5
Elio Aristide: Roma, democrazia universale del mondo ................ 11
La conquista di un impero mondiale ................................................. 41
Assimilazione / civilizzazione ............................................................ 45
Flavio Giuseppe .................................................................................... 53
Il discorso di Calcago........................................................................... 65
I due volti dell’omologazione ............................................................. 69
Claudio e l’ingresso dei provinciali in Senato .................................. 71
Simone Weil e lo spirito dei popoli .................................................... 75
Il sistema hitleriano e l’antica Roma .................................................. 91
La lezione di Simone Weil e la valutazione dell’impero sopranazionale
............................................................................................. 99
Il Cinquecento e il riaffiorare dell’idea dell’impero universale ...... 103
Il giudizio degli illuministi ................................................................... 109
Hume, Gibbon e la funzione dello stato totalitario romano ......... 115
Dall’Illuminismo ad Herder e alla critica dell’omologazione ........ 123
Il giudizio sull’Impero di Roma nelle età degli imperialismi (James-
Bryce).............................................................................................. 129
La cittadinanza chiave di volta del sistema assimilativo romano .. 145
La virtù politica della Costituzione mista: Roma antica e gli Stati-
Uniti d’America ............................................................................. 155
VI Indice
APPENDICE DI TESTI ................................................................... 169
Dionigi di Alicarnasso.......................................................................... 171
Appiano .................................................................................................. 175
Elio Aristide........................................................................................... 179
Tacito .................................................................................................... 205
Flavio Giuseppe .................................................................................... 209
Tacito .................................................................................................... 217
Bibliografia ............................................................................................ 219